Wikipedia chiude per protesta.

L’enciclopedia on line Wikipedia protesta contro la proposta di legge sulle intercettazioni e l’obbligo immediato di rettifica.

Oggi parlo di cose un po’ diverse.

Con un atto senza precedenti, Wikipedia chiude per protesta. Si spera che la chiusura sia temporanea, ma le motivazioni della chiusura sono, purtroppo, più che valide e, se le cose dovessero andare come sembra stiano andando, potrebbero portare ad una chiusura definitiva non solo di Wikipedia, ma anche di siti fondamentali per la diffusione di internet e della cultura in genere in Italia.

 

La protesta di Wikipedia

La pagina di Wikipedia con la protesta (cliccare per ingrandire)

Faccio un passo indietro e spiego da dove parte la questione.

Il Governo italiano sta discutendo il disegno di Legge sulle Intercettazioni Telefoniche che comprende, al comma 29, la seguente norma:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Questo significa che chiunque reputi lesiva per la propria persona una dichiarazione pubblicata su un sito, un blog o pagina web può chiedere la rettifica immediata (entro 48 ore) con le stesse modalità (e “caratteristiche grafiche”) della pubblicazione ritenuta lesiva.

Le conseguenze possono essere drammatiche non tanto (o non solo)  per i piccoli blog che, avendo poche pagine da gestire, possono intervenire abbastanza celermente con la rettifica obbligatoria, ma soprattutto per quei grandi portali come Wikipedia, YouTube e molti altri che si troverebbero ad essere responsabili per i contenuti pubblicati dagli utenti.

La responsabilità oggettiva delle testate giornalistiche viene dunque trasferita anche ai grandi siti che vivono sui contenuti generati dagli utenti (User Generated Content).

Se ancora non fosse chiaro, provate a pensarla in questo modo:

qualcuno scrive su Wikipedia, o pubblica un video su YouTube che afferma che Egidio Rossi (il nostro personaggio inventato) è antipatico. Egidio Rossi può chiedere a Wikipedia o a YouTube di RETTIFICARE immediatamente (“entro 48 ore”) con le stesse modalità. Cioè, YouTube dovrebbe creare un video che afferma che Egidio Rossi non è antipatico. Wikipedia dovrebbe aggiungere alla voce incriminata che Egidio Rossi non è antipatico.

Se questo vi sembra corretto, pensate alle conseguenze: migliaia di richieste di rettifica arriverebbero a Wikipedia, a YouTube, ai siti che ospitano recensioni sui ristoranti e sugli alberghi, costringendo questi siti a continui interventi di rettifica su contenuti per i quali non sarebbero soggettivamente responsabili.

Voglio ricordare a tutti che esistono norme precise sulla diffamazione e che Egidio Rossi potrebbe chiedere tranquillamente la rettifica all’autore dell’articolo, passando attraverso i normali canali di giudizio (tribunali, ecc.).

Ora invece, grazie a questo disegno di legge, si rischia di far valere come legge l’OPINIONE di chi si sente diffamato. Al di là della sacrosanta libertà di espressione, qui l’Italia rischia di tornare al medioevo: senza Wikipedia, senza YouTUbe, senza Twitter, Facebook e migliaia di blog che pubblicano notizie e opinioni.

E tutto questo accade perché (come sta dicendo al TG3 un giornalista del Foglio) qualcuno ritiene “vergognoso che si sappia tutto quello che fa il Presidente del Consiglio” (testuale).

Mi sono stufato di governanti che non sanno di cosa parlano, che equiparano Internet alla Stampa e alla televisione, che non si rendono conto dell’immenso valore culturale che i blog e i siti nominati (e tanti altri che non ho potuto nominare) portano al nostro Paese e al mondo.

E, per chiudere in bellezza, ecco come nel salotto di vespa si parla della norma sulle rettifiche:

Stiamo tornando al medioevo per colpa di una classe politica ignorante. L’Italia è a rischio. Non è un’esagerazione!

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