QTGC Qualsiasi Tizio Generated Content

QTGC: Qualsiasi Tizio Generated Content. Il pericolo dei contenuti generati dall’utente.

Cos’è il QTGC? La sigla significa Qualsiasi Tizio Generated Content. Non credo che esistesse prima di oggi. Me lo sono inventato. Ora spiego.

La prima grande rivoluzione di Internet si ebbe quando, direi più o meno una ventina di anni fa, attraverso la diffusione dei primi Blog fu reso possibile per chiunque, gratuitamente o quasi, creare delle pagine web per esprimere le proprie opinioni. Lo so: si poteva fare anche prima, sui siti web “normali”, non definiti Blog. Ma il concetto era diverso (e dovrebbe esserlo ancora, dal mio punto di vista): un sito internet mostra generalmente quello che fai, ha delle pagine definite, segue la struttura di una brochure (nel caso di un’azienda), o di un libro, o di un manuale…

Il Blog nasce per essere un diario. Tanto è vero che la stessa parola Blog deriva da weB LOG, e log significa, appunto, diario (il diario di bordo del Capitano Kirk sull’Enterprise, in inglese era Captain’s Log). La parola diario fa venire in mente ricordi di ragazzi e (soprattutto) ragazze che scrivevano i propri segreti su un quadernetto inaccessibile persino ai genitori grazie ad un microscopico lucchetto inviolabile (vabbe’…) la cui chiave veniva conservata gelosamente nascosta.

Improvvisamente, grazie alla semplicità dei Blog, quei diari nascosti si aprirono, e i ragazzi tanto riservati e le ragazze pudiche si convinsero che i loro segreti potessero (anzi: dovessero!) interessare al mondo intero. E cominciarono a pubblicare qualsiasi cosa passasse loro per la testa sugli argomenti più disparati. Ma non parliamo solo di giovincelli nerdizzati. Anche gli adulti intravvidero presto le potenzialità del Blog per la diffusione delle proprie idee. Le aziende cominciarono a sfruttarli per mostrare ai clienti che, in fondo, oltre a vendere i prodotti, li conoscevano anche ed erano in grado di dare consigli utili, così come innocue madri di famiglia si convinsero che le loro ricette non avevano ragione di starsene nel cassetto della cucina, ma che simile tesoro dovesse essere patrimonio dell’umanità (come la Valle dei Templi, per dire).

Erano nati i Contenuti Generati dall’Utente. In inglese: User Generated Content, o UGC.

Se la cosa vi sembra un’innocua sbandata sociologica, non perdetevi il resto di questo articolo (che, per inciso, è anch’esso un UGC pubblicato su un Blog, tenetelo presente).

Cosa succede quando un contenuto generato da chicchessia entra a far parte dell’infinità della Rete? Succede che si mescola con il contenuto generato da chi proprio chicchessia non è, o non dovrebbe essere. Sarò più chiaro con un esempio. Se Umberto Eco scrive in un articolo (che va a finire in rete) alcune annotazioni su Sant’Agostino, è molto probabile che le sue annotazioni abbiano una valenza e un grado di affidabilità un pelo superiori ad un eventuale commento che il sottoscritto (che di Sant’Agostino non sa nulla) può scrivere sul proprio diario personale. Eppure quello che scrivo io su Sant’Agostino potrebbe essere trovato da un navigatore solitario tra i risultati di Google, poco sotto (o poco sopra) l’articolo di Umberto Eco.

Lo so, lo so… L’esempio è paradossale, vero? Tutti conoscono Umberto Eco, e nessuno conosce me. Eppure…

Eppure si sono diffusi migliaia di Blog e Siti Web (e pagine Facebook, che non sono altro che Blog tutti graficamente uguali pubblicati su una piattaforma di proprietà di Zuckerberg) dove il Contenuto Generato dall’Utente è diventato più popolare dei contenuti scritti da fior di scienziati e professori. Magari succede solo perché sono scritti in modo semplice e molti li leggono e li condividono (sia nell’accezione di “essere d’accordo”, sia nel moderno significato di Share sui social network). Questi articoli, scritti da un Qualsiasi Tizio, diventano fonte autorevole. Non per proprio merito, ma per democrazia.

Ecco il titolo di questo articolo che ritorna. QTGC: Qualsiasi Tizio Generated Content. Ma il concetto di Democrazia applicata alla scienza e alla cultura – nel senso espresso nelle righe qui sopra – è sbagliato, fuorviante e pericoloso.

Se pensate che io esageri, riflettete sulla discussione di questi mesi sui vaccini. Ci sono genitori che non fanno vaccinare i propri figli perché hanno letto su Internet che è rischioso. Chi lo dice? Un Qualsiasi Tizio, il cui articolo sul proprio Blog ha raggiunto una certa popolarità perché democraticamente condiviso. Non voglio entrare nel merito dell’argomento (non ne ho le competenze scientifiche). Dico solo che una volta si andava dal pediatra, ora si apre un sito web, un blog, una pagina Facebook, per informarsi e decidere su questioni spesso molto delicate in base a un Qualsiasi Tizio Generated Content.

Gli esempi sono migliaia. Uno meno pericoloso per la salute, ma altrettanto pericoloso per la cultura è quello raccontato da Giorgio Taverniti sul suo Canale YouTube (cioè sul suo V-log: Video LOG). Anche il suo, come il mio, è un diario. Anche le sue, come le mie, sono opinioni. Vanno dunque prese come spunto di riflessione e non come oro colato. Ma Giorgio si occupa di posizionamento sui motori di ricerca da moltissimi anni e quando ne parla conosce l’argomento. E, in questo video, smonta proprio una delle tante leggende che sono nate grazie ad un Qualsiasi Tizio (che a volte è un tizio conosciuto, ma impreparato su determinati argomenti) sui risultati personalizzati di Google. Guardate il video, poi riprendo il discorso.

Per farla breve, qualcuno ha ipotizzato che Google utilizzi i propri dati per “scegliere selettivamente tra tutte le risposte quelle che vorrà vedere l’utente stesso. L’effetto è di isolare l’utente da informazioni che sono in contrasto con il suo punto di vista, effettivamente isolandolo nella sua bolla culturale o ideologica”.

Da dove ho preso questa definizione? Da Wikipedia, cioè dal più vasto contenitore di Qualsiasi Tizio Generated Content del pianeta. Ricordatevelo, la prossima volta che leggete Wikipedia: non è un’Enciclopedia, ma una enorme accozzaglia di definizioni incontrollate scritte da chicchessia. E a chi mi risponde che le definizioni sono in realtà controllate da molti utenti, rispondo che questo è vero (in parte e non sempre, ma passiamo oltre), ma vi chiedo: chi sono gli utenti che controllano? Sono altri Qualsiasi Tizi. Qualcuno avrà le conoscenze, la credibilità e l’autorevolezza di Umberto Eco (nel proprio campo), altri no. Ma il punto, il vero punto di tutto questo, è che non si possono distinguere tra loro. E si fa riferimento a Wikipedia per tutto, senza capire se quello che stiamo imparando sia vero oppure no. Senza neppure saper se quello che stiamo leggendo sia stato scritto dal massimo esperto sull’argomento o dal Qualsiasi Tizio oggetto di questo mio post.

La Democrazia culturale è una bella cosa, in teoria. In pratica, sta modificando e peggiorando la nostra conoscenza generale delle cose, sta inculcando nelle nostre teste concetti errati e semplici opinioni trasformate in informazioni. Fate molta, molta attenzione al QTGC.

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