Frequenza di rimbalzo: uno arriva e se ne va.

Google Analytics e il bounce rate. Cosa significa e come interpretare i rimbalzi.

Oggi parlerò del valore statistico più temuto dai proprietari dei siti web: la frequenza di rimbalzo. Quando leggete le statistiche di Google Analytics per il vostro sito web, il valore della frequenza di rimbalzo è uno dei primi che saltano all’occhio. L’immagine che segue è presa dal pannello principale (dashboard) delle statistiche di Analytics per questo blog, riferite ad un paio di settimane.

Google Analytics Frequenza di rimbalzo

Il valore evidenziato (la Frequenza di rimbalzo, appunto) indica quante visite hanno generato la visualizzazione di una singola pagina. La parola rimbalzo (in inglese bounce) non è stata scelta a caso, poiché rende bene l’idea di un visitatore che tocca una pagina e, come fosse un tappeto elastico, “salta via” immediatamente.

Una alta percentuale di rimbalzi, dunque, è sicuramente negativa poiché significa che non siamo riusciti a far compiere al nostro visitatore alcuna azione sul nostro sito: non ha guardato una seconda pagina, non ha cliccato su “contatti”, non ha fatto nulla se non vedere (magari senza neppure leggere) quello che in quella pagina si trova.

Un obiettivo importante da perseguire dovrebbe dunque essere l’abbassamento di quella percentuale e per raggiungerlo occorre farsi una domanda fondamentale: perché una percentuale così alta di persone se ne va immediatamente dal mio sito?

Ecco un campionario di risposte possibili:

  • quello che trovano sul sito non è abbastanza interessante
  • non trovano facilmente i collegamenti alle altre pagine
  • i collegamenti alle altre pagine non sono invitanti
  • il link al modulo di contatto non si vede bene
  • la pagina non mantiene quanto promesso dall’annuncio pubblicitario sul quale l’utente ha cliccato
  • la pagina è troppo lenta

Vi darò ora una motivazione leggermente più rassicurante:

  • forse hanno trovato sulla pagina visitata tutto quello che cercavano.

Se i primi sei motivi elencati rappresentano una evidente insoddisfazione dell’utente, questa ultima ipotesi presume, al contrario, una piena soddisfazione del visitatore: cercava qualcosa, l’ha trovata immediatamente senza girare in lungo e in largo, se n’è andato con la risposta cercata.

Questo capita spesso con i blog, come questo, il cui scopo principale non è quello di convogliare l’utente verso un’azione specifica, ma piuttosto quello di divulgare informazioni e (eventualmente) aumentare la reputazione (web reputation) del blogger. Osservate la seguente immagine:

La frequenza di rimbalzo delle pagine di destinazione

La riga uno indica che la pagina intitolata “Usa Facebook come pagina – le novità di Facebook” è stata visitata 1046 volte e che 913 volte (87,28%)  l’utente se n’è andato dopo la visita a quella sola pagina. Sembrerebbe una débâcle terribile. Ma, a pensarci – e incrociando questi dati con le parole chiave che hanno generato le visite – chi era interessato a quell’argomento ha giustamente letto solo la pagina che parlava di quell’argomento.

La seconda riga (quella con il segno /) indica le visite alla homepage del blog (127 nel periodo). In questo caso solo la metà dei visitatori ha lasciato il blog dopo avere visitato la sola homepage. Questo significa che il 50% circa di chi arriva sulla pagina principale, dove si trovano solo brevi estratti degli articoli, clicca su un link che porta alla continuazione dell’articolo o su altri collegamenti per approfondire.

E’ evidente che, se questo valore risulta accettabile per un blog, per un sito dedicato alla vendita on line questo valore sarebbe assolutamente da migliorare attraverso azioni di web marketing sui contenuti e – probabilmente – sulla disposizione degli elementi sulle singole pagine. Ma questo sarà argomento di un prossimo post.

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