Consulente Web Marketing Bologna http://www.consulenzewebmarketing.it Consulente di web marketing e social media marketing di Bologna. Per sfruttare il web al meglio per la vostra azienda. Sat, 05 May 2012 22:44:04 +0000 en hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.1.2 Siete al primo posto su Google? Non eliminate Google Adwords. Ecco perché.http://www.consulenzewebmarketing.it/siete-al-primo-posto-su-google-non-eliminate-google-adwords-ecco-perche/1321 http://www.consulenzewebmarketing.it/siete-al-primo-posto-su-google-non-eliminate-google-adwords-ecco-perche/1321#comments Tue, 01 May 2012 22:43:55 +0000 Marco Bortolotti http://www.consulenzewebmarketing.it/?p=1321 Un primo posto su Google non sostituisce i clic provenienti dagli annunci Adwords.

Google Adwords impatto sulle ricercheOggi pubblico un link a un documento molto tecnico, che probabilmente sarà letto da pochi, ma comunque interessante perché frutto di una ricerca approfondita sulla resa degli annunci di Google Adwords confrontati con i risultati naturali.

Per dirla in breve, il rapporto dimostra che l’89% dei clic sugli annunci sono incrementali, cioè l’89% delle visite verso i siti di chi fa pubblicità su Adwords non sono sostituiti dai clic naturali (organici, non a pagamento) quando gli annunci sono sospesi.

Naturalmente le percentuali cambiano se una vostra keyword raggiunge una buona posizione dei risultati naturali, ma molto meno di quanto si potrebbe pensare. Se la vostra parola chiave raggiunge il primo posto su Google, un annuncio in buona posizione porterà comunque il 50% di visite in più, arrivando anche al 96% di visite aggiuntive nel caso la keyword sia posizionata oltre la quinta posizione.

Un comportamento frequente tra gli inserzionisti di Google Adwords – molto comprensibilmente – è quello di eliminare dagli annunci la parola chiave che arriva in prima pagina di Google in seguito ad attività di SEO (posizionamento sui motori di ricerca). Come risulta chiaro da questa ricerca, il risultato naturale non sostituirà che in parte i clic che derivavano dagli annunci, anche nel caso in cui la keyword si piazzasse al primo posto delle ricerche.

Il documento con il rapporto completo è in Inglese e si intitola “Impatto del posizionamento dei risultati organici delle ricerche sull’incrementalità degli annunci

Oltre al documento con il rapporto di tutto lo studio effettuato, linkato qui sopra, pubblico anche una comoda immagine che mostra graficamente questi dati.

Effetti del posizionamento su Google in sostituzione degli annunci Adwords

Cliccare sull'immagine per ingrandire

 

 

]]>
http://www.consulenzewebmarketing.it/siete-al-primo-posto-su-google-non-eliminate-google-adwords-ecco-perche/1321/feed 3
Creare un Social Network oggi: ha senso? Che investimenti comporta?http://www.consulenzewebmarketing.it/creare-social-network/1294 http://www.consulenzewebmarketing.it/creare-social-network/1294#comments Sat, 14 Apr 2012 17:25:52 +0000 Marco Bortolotti http://www.consulenzewebmarketing.it/?p=1294 Almeno 7000 ricerche su Google.it, ogni mese, hanno a che fare con la creazione di nuovi social network.

Alcuni giorni fa ho ricevuto una e-mail da una persona che chiedeva una mia consulenza per un promuovere un nuovo social network. Ne riporto un riassunto, sostituendo il nome originale con quello del nostro amico immaginario Egidio Mastropopoli.

Spett.le Consulenze Web Marketing,

ho da circa un mesetto rinnovato lo stile, idea, e grafica di un mio progetto partito un anno fa. Il progetto è un social network, fatto con Joomla, per aggregare le persone sulla base di [segue descrizione che ometto].

A questo punto mi trovo in grande difficoltà nello sviluppare il sito. Non riesco a creare nuovi utenti, non riesco a capire che canali usare, non riesco a rendere attrattivo il mio progetto. Sto facendo social marketing, ho fan page Facebook, creo annunci ed eventi che pubblicizzo con diversi account su Facebook in pagine specifiche. Di contro non riesco a creare contenuti spontanei nel sito, in quanto i pochi iscritti non tornano e non trovano vitalità nel sito.

Chiederei una vostra possibile consulenza [eccetera]

Grazie mille per l’attenzione,
Egidio Mastropopoli
www.[Nome-Social-Network].it

Questa la mia risposta (ho sostituito il vero nome del progetto con [Nome-Social-Network])

Gentilissimo Egidio,

ho visto il suo sito e mi sono iscritto. Al di là di piccoli aspetti migliorabili (ce ne sono sempre, in tutti i siti: basti pensare a quanto Facebook modifichi di continuo il suo aspetto e le sue funzionalità), mi sembra un sito ben fatto e con un’idea di partenza interessante.

Il grande problema – come anche lei conferma – sta nel numero limitato di iscritti. Pochi iscritti significa poca interazione e questo ripercuote, in un circolo vizioso, sul numero degli iscritti. Dunque la capisco benissimo quando esprime la sua preoccupazione al riguardo.

Mi chiede come si può fare, dunque, per aumentare il numero di partecipanti al suo [Nome-Social-Network]. L’attivazione di pagine Facebook e la sua partecipazione in prima persona sono senza dubbio attività necessarie. Purtroppo, come ha notato, non sono sufficienti. Le realtà è che anche un’idea buona (anzi ottima, come la sua) ha difficoltà nel farsi strada nel mare magnum del web, dove nuovi social network nascono e muoiono continuamente.

Le faccio solo un esempio: la settimana scorsa ho mostrato ad alcune persone il sito Pinterest.com (che oggi va molto di moda). La loro prima reazione, unanime, è stata la seguente: “Oh no! Un altro social network!”. Solo dopo avere compreso le differenze tra Pinterest e gli altri siti sociali che conoscevano, hanno ammesso di trovarsi davanti a qualcosa di interessante.

Il primo scoglio da affrontare, dunque, è lo scetticismo. E questo non si sconfigge in pochi minuti, ma solo attraverso lunghi e pazienti tentativi di coinvolgimento delle persone e, soprattutto, cercando di farsi conoscere da un grande numero di utenti, in modo che, pescando nel mucchio, qualcuno possa effettivamente cominciare ad utilizzare il social network dando inizio alla reazione a catena che le serve per moltiplicare gli iscritti.

Per raggiungere in tempi relativamente brevi molte persone, l’unica via è quella dell’advertising. Tralasciando la costosissima e non sempre efficace pubblicità off-line (giornali, riviste, televisione, cartellonistica…), il metodo migliore per farsi conoscere è quello offerto dalle piattaforme pubblicitarie dei due colossi Google e Facebook. Entrambi possono dare grandi soddisfazioni e offrono la certezza della misurabilità dei risultati. Si tratta infatti di piattaforme che consentono la pubblicazione di annunci pubblicitari basati sugli interessi o sulle ricerche delle persone. La pubblicità viene pagata “a clic”. L’azienda, cioè, paga alcuni centesimi di euro solo quando qualcuno clicca sull’annuncio per essere portato alla pagina web di destinazione (la homepage del suo sito, una pagina Facebook dedicata, ecc.).

Queste azioni pubblicitarie permetterebbero di aumentare le visite a [Nome-Social-Network], ma:

  • richiedono un investimento iniziale in denaro
  • occorre stare molto attenti a non sbagliare i destinatari degli annunci
  • portano sicuramente visite, ma non necessariamente nuovi iscritti

Cerco di motivare brevemente i tre punti di cui sopra.

Prima di tutto: sappiamo che non tutti quelli che cliccheranno sui suoi annunci si iscriveranno a [Nome-Social-Network]. Dunque sappiamo già che per ottenere un iscritto saranno necessari vari clic (pochi, molti… ancora non si sa).

Essendo campagne pubblicitarie pagate “a clic”, dobbiamo quindi partire dal presupposto che ogni nuovo iscritto ottenuto attraverso queste azioni pubblicitarie potrebbe avere un costo di alcuni euro.

Ipotizziamo che il sito possa cominciare a decollare al raggiungimento di (dico un numero approssimativo) duemila iscritti? Ammettiamo anche che ogni iscritto se ne porti dietro un altro, abbiamo bisogno di almeno 1000 iscritti provenienti dalle campagne pubblicitarie. Questo significa un primo investimento di almeno 3 o 4000 euro, magari spalmato su alcuni mesi.

Inoltre, per non sbagliare i destinatari (target) degli annunci occorre andare per tentativi. Si potrebbe iniziare – per esempio – con una campagna mirata agli appassionati di un certo argomento presente su [Nome-Social-Network]. Questo dovrebbe fruttare qualche iscritto, ma non lo sappiamo con certezza. Lo sapremo solo dopo un primo mese di campagne pubblicitarie e dopo avere investito un po’ di denaro. Occorre mettere in conto, dunque, anche un investimento “a fondo perduto” (che si spera sia il più basso possibile).

Detto questo, campagne pubblicitarie bene organizzate e supportate da un budget adeguato possono comunque dare risultati interessanti e – soprattutto – cominciare a generare interesse e interazione sul sito, con conseguente inizio del circolo virtuoso (passaparola, coinvolgimento, aumento esponenziale degli iscritti e dei fan Facebook) che ora manca.

Certo è necessario che [Nome-Social-Network] sia strutturato bene, eliminando le eventuali difficoltà nel comprenderne il funzionamento, comunicando in modo adeguato tutte le potenzialità del social network.

Questo aspetto viene prima di qualsiasi altro, e una prima fase di analisi e adeguamento sarà senz’altro necessaria. Ma il mio consiglio è quello di dare inizio anche a questa prima fase solo una volta che avrà fatto mente locale su quanto è disposto ad investire per farsi conoscere, consapevole che potrebbe accadere che mille iscritti non siano sufficienti a generare un buon avvio del sito. Consapevole, anche, del fatto che le spese non finiranno qui. Facendo le dovute proporzioni, pensi a Groupon: il loro investimento pubblicitario è tuttora di molti milioni di dollari al mese, anche se tutti ormai lo conosciamo.

Quasi tutti i progetti partono in perdita e sopravvivono solo grazie a investitori che credono alle loro potenzialità e che sono disposti a scommettere inizialmente piccole o grandi cifre, sperando che un giorno potranno tornare indietro moltiplicate. Lei ha sicuramente già effettuato un primo investimento e credo non sia stato minuscolo, vista la buona qualità di [Nome-Social-Network]. Si ponga dunque la fatidica domanda: quanto sono disposto ad investire adesso?

Spero di avere dato qualche spunto su cui riflettere. Preferisco sempre parlare delle difficoltà piuttosto che degli aspetti positivi, perché credo che solo essendo consapevoli delle difficoltà queste si possano superare. Gli aspetti positivi del suo progetto sono molti (tra cui – e non è poco – l’idea di partenza). Ma essendo già positivi, non necessitano di interventi particolari, non crede?

La ringrazio per l’attenzione dedicata a questa lunga e-mail. Mi faccia sapere le sue considerazioni. Se dovesse decidere di intraprendere il percorso qui suggerito, sarò felice di collaborare alla sua buona riuscita.

A presto,
Marco Bortolotti
Consulenze Web Marketing

Non ho più sentito il sig. Egidio Mastropopoli.

Forse qualcun altro gli avrà risposto quello che sperava di sentirsi dire: “non c’è problema; ci dia mille euro e ne guadagnerà milioni”. Ma spero di no, perché il sig. Mastropopoli sembra una persona simpatica e non mi piace immaginarlo tra le grinfie del Gatto e della Volpe.

Contatta il tuo consulente web marketing

Pubblico qui una tabella generata dallo strumento per le parole chiave di Google Adwords. Sommando le ricerche locali (cioè italiane) si arriva a circa 7000 ricerche mensili relative alla creazione di nuovi social network (e sicuramente sono molte di più):

Creare un social network ha senso?

Si notino le ricorrenze della parola "gratis" nelle ricerche

 

Qualcuno pensa che abbia fatto male a rispondere in questo modo? Avreste dato consigli diversi?

]]>
http://www.consulenzewebmarketing.it/creare-social-network/1294/feed 3
Analisi siti web. Come migliorare il rendimento del tuo sito internet.http://www.consulenzewebmarketing.it/analisi-siti-web/1276 http://www.consulenzewebmarketing.it/analisi-siti-web/1276#comments Sun, 01 Apr 2012 17:08:38 +0000 Marco Bortolotti http://www.consulenzewebmarketing.it/?p=1276 Un sito web a volte non funziona come dovrebbe a causa di piccoli o grandi errori di progettazione. Il servizio Analisi Siti Web aiuta a risolverli (e costa poco!).

Analisi SEO Siti WebIn realtà si tratta di una pratica adottata da tempo da Consulenze Web Marketing. Finora, però, è stata funzionale alla realizzazione di nuovi progetti: si interveniva sui siti in costruzione o su pagine web direttamente gestite da noi, cercando il risultato a medio e lungo termine in collaborazione con il cliente.

Ora abbiamo creato un team di persone, coordinato dal sottoscritto, il cui scopo è unicamente quello di offrire consulenze e consigli su come migliorare il rendimento di pagine web già esistenti, senza avere necessariamente il mandato per un rifacimento, un restyling o la creazione ex-novo di un sito internet.

Lo scopo del servizio Analisi Siti Web è quello di migliorare il posizionamento sui motori di ricerca del tuo sito, di renderlo più facilmente usabile dai visitatori, di offrire una migliore esperienza visiva e di contenuto all’utente e, soprattutto, di aumentare il numero di clienti e contatti. Si tratta, insomma, di consigli utilissimi su come dovresti modificare parti del tuo sito web perché diventi per la tua azienda un potente strumento di marketing.

Ho dunque attivato una pagina che descrive il servizio Analisi Siti Web e quali vantaggi comporta, dalla quale puoi richiedere direttamente il nostro intervento e ottenere maggiori informazioni al riguardo. Costa molto poco, per ora, perché pensiamo che con il metodo da noi adottato e con la nostra esperienza possiamo investire sulla tua soddisfazione, che, ne siamo certi, ci consentirà di farci conoscere da altri, aumentando il numero di richieste. Chi arriverà dopo non sarà fortunato come te e gli toccherà pagare i prezzi di mercato (che sono parecchio più alti). Dunque: approfittane finché dura.

Contattami subito per un’analisi professionale del tuo sito internet.

]]>
http://www.consulenzewebmarketing.it/analisi-siti-web/1276/feed 0
Dimensioni delle immagini sulle Pagine Facebookhttp://www.consulenzewebmarketing.it/grandezza-immagini-pagine-facebook/1269 http://www.consulenzewebmarketing.it/grandezza-immagini-pagine-facebook/1269#comments Sun, 01 Apr 2012 11:26:36 +0000 Marco Bortolotti http://www.consulenzewebmarketing.it/?p=1269 Le nuove pagine Facebook permettono l’inserimento di vari tipi di immagini. Ma quali sono le dimensioni accettate?

Oggi pubblico un veloce post comprendente una infographic prodotta e pubblicata originariamente da Jon Loomer sul suo blog Jonloomer.com. Riguarda la corretta dimensione che va impostata per ciascuna immagine pubblicabile sulle nuove pagine Facebook. Molto utile, perché ci evita di andare per tentativi e di avere sorprese.

Tipi di immagini accettate dalla pagina Facebook:

  • l’immagine di copertina
  • l’immagine del profilo
  • le immagini delle applicazioni (ex “tab”) subito sotto alla copertina
  • le immagini condivise
  • le immagini delle notizie in evidenza
  • le immagini delle “pietre miliari” (milestones)

Ecco l’infografica con tutte le dimensioni:

Dimensioni immagini pagine Facebook

Courtesy www.Joonloomer.com

]]>
http://www.consulenzewebmarketing.it/grandezza-immagini-pagine-facebook/1269/feed 0
Twitter: perché Michele Serra ha ragione.http://www.consulenzewebmarketing.it/twitter-perche-michele-serra-ha-ragione/1227 http://www.consulenzewebmarketing.it/twitter-perche-michele-serra-ha-ragione/1227#comments Fri, 16 Mar 2012 23:04:07 +0000 Marco Bortolotti http://www.consulenzewebmarketing.it/?p=1227 Ovvero: come le risposte su Twitter alla critica di Serra non facciano altro che confermarne le ragioni.

Michele Serra è molto conosciuto. Tra le altre cose tiene una simpatica e per nulla sciocca rubrica su La Repubblica, chiamata l’Amaca. Oggi ha pubblicato un intervento che ha fatto sobbalzare molti degli utilizzatori italiani di Twitter. Prima di commentare – come è giusto che sia – riporto il testo integrale.

“L’altra sera guardavo un programma tivù in compagnia di un amico molto più giovane di me, e molto interconnesso. Quasi ogni minuto, dunque quasi in diretta, lui leggeva (e mi leggeva) la gragnola di commenti su Twitter. Più ancora della violenza verbale e della sommarietà dei giudizi (si sa, lo spazio è quello che è), mi ha colpito la loro assoluta drasticità: il conduttore era per alcuniun genio, per altri un coglione totale, e tra i due “insiemi”, quello pro e quello contro, non esisteva un territorio intermedio. Era come se il mezzo (che mai come in questo caso è davvero il messaggio) generasse un linguaggio totalmente binario, o X o Y, o tesi o antitesi. Nessuna sintesi possibile, nessuna sfumatura, zero possibilità che dal cozzo dei “mi piace” e “non mi piace” scaturisse una variante dialettica, qualcosa che sposta il discorso in avanti, schiodandolo dal puerile scontro tra slogan eccitati e frasette monche. Poiché non è data cultura senza dialettica, né ragione senza fatica di capire, la speranza e che quel medium sia, specie per i ragazzi, solo un passatempo ludico come era per le generazioni precedenti il telefono senza fili. E che sia altrove, lontano da quel cicaleccio impotente che si impara a leggere e a scrivere. Dovessi twittare il concetto, direi: Twitter mi fa schifo. Fortuna che non twitto…”

L’avete letto? Rileggetelo. Bene, ora cominciamo.

A stretto giro di posta, migliaia di persone (il “popolo di Twitter“, qualsiasi cosa significhi) hanno cominciato a commentare l’articolo di Michele Serra. Dove? Su Twitter, naturalmente.

Si sono create due fazioni: secondo la prima, Serra è un genio. Per la seconda, un coglione.
Dove abbiamo già letto di questo tipo di divisione netta tra bene e male? Ah, ora mi ricordo. L’abbiamo letto qui sopra, alla settima riga dell’articolo dello stesso Serra.

Dunque chi ha twittato che Serra aveva torto ha in realtà certificato che aveva ragione. Il concetto è semplice e ovvio: su Twitter non c’è spazio per ragionamenti. Si scrive tutto quello che passa per la mente, in 140 caratteri che, necessariamente, non lasciano spazio per le sfumature.

Twitter viene definito un sistema di microblogging. Questa pagina che state leggendo fa parte di un blog. La differenza sta dunque nel prefisso “micro”, ed è una differenza non da poco. Mi rendo conto, mentre scrivo, che queste stesse parole, nel momento stesso in cui le digito, sono esse stesse la conferma che Serra aveva ragione. Sto cercando di spiegare il mio pensiero, di affrontare un argomento, di approfondire un’idea, senza il desiderio di stroncare o esaltare, di affermare o negare in 10 parole, ma, al contrario, di affermare, negare, o anche stroncare o esaltare, con tutte le parole che servono per esprimere un concetto, per offrire uno spunto di riflessione, una critica. Per instaurare, insomma, un dialogo.

Senza scomodare Hegel, che considerava la dialettica “la chiave stessa dell’universo”, è sufficiente pensare ai rapporti umani e a quanto uno scambio di idee – e solo quello – favorisca in tutti noi la crescita. Uno scambio di idee non è una partita a ping pong: una pallina di 140 caratteri non riuscirà mai a riassumere un pensiero appena un poco profondo.

Twitter è l’ideale per diffondere titoli, per urlare slogan, per diffondere notizie. E’ (può essere) uno strumento meraviglioso per tenersi aggiornati su quello che avviene nel mondo, e quindi anche per allargare i confini della conoscenza, a patto che si sia disposti a cliccare su un link e a leggere quello che viene descritto altrove (su un blog, per esempio, o su un quotidiano).

Serra non nega questo. Dice solo che lo strumento è incompleto. Esiste la notizia, ma manca la parte più importante, che è il ragionamento, e dunque il confronto tra ragionamenti.

Michele Serra termina con la frase che ha fatto più arrabbiare gli utenti di Twitter:

“Dovessi twittare il concetto, direi: Twitter mi fa schifo. Fortuna che non twitto…”

Su Twitter si sono sprecati i commenti:
“A Serra Twitter fa schifo” , “Serra odia Twitter”, “Fortuna davvero che non twitta!”, e così via.

Ma la frase, letta nel contesto, rafforzava il concetto espresso nel resto dell’articolo:
visto che su Twitter non si possono esprimere concetti articolati, e visto che si utilizza solo attraverso brevi frasi tranchant, se si dovesse scrivere questo articolo su Twitter, costretti in pochissime parole, probabilmente si sarebbe solo in grado di urlare: “Twitter fa schifo”. Il mezzo costringe al commento drastico, alla frase infelice. Un blog, un articolo di giornale, una discussione al bar, permettono invece frasi ed espressioni più articolate.

Questo voleve dire Serra.
Provate a riassumerlo in 140 caratteri.

Contatta il tuo consulente web marketing

[AGGIORNAMENTO DEL GIORNO DOPO]
Michele Serra risponde alle critiche qui:
http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/03/17/news/serra_twitter-31698872/?ref=HREC1-6. Mi piace notare alcune similitudini con quello che, nel mio piccolo, ho scritto qui sopra.

]]>
http://www.consulenzewebmarketing.it/twitter-perche-michele-serra-ha-ragione/1227/feed 1
Pagine Facebook: la pagina aziendale diventa diario.http://www.consulenzewebmarketing.it/pagine-facebook-la-pagina-aziendale-diventa-diario/1212 http://www.consulenzewebmarketing.it/pagine-facebook-la-pagina-aziendale-diventa-diario/1212#comments Fri, 02 Mar 2012 20:09:55 +0000 Marco Bortolotti http://www.consulenzewebmarketing.it/?p=1212 Le nuove pagine Facebook aziendali hanno molti pregi. E qualche difetto.

Da ieri è possibile attivare la nuova visualizzazione delle pagine Facebook aziendali. Dal 31 di marzo il cambiamento sarà automatico e obbligatorio, quindi è meglio cominciare a fare pratica.

Nuove pagine Facebook

Se avete già visto il vostro profilo Facebook trasformato in Diario (o Timeline), non sarete spaesati: le nuove pagine Facebook sono identiche al diario. Comprendono una grande immagine di copertina, in alto, e i post vengono visualizzati in ordine cronologico dentro a box ai due lati delle riga centrale: la Timeline, appunto.

Subito sotto alla grande immagine di copertina trovate uno spazio dove sono presenti:

  • la descrizione della pagina
  • i Tab di navigazione (quelli che precedentemente si trovavano nella colonna di sinistra della pagina)
  • il numero dei Fan della pagina (quelli che hanno cliccato “Mi piace”)

Sulla destra della copertina troviamo un menù di navigazione per anno, già visto nel Diario del profilo personale, che permette di scorrere velocemente la pagina all’indietro nel tempo.

Se dal punto di vista puramente descrittivo questo è più o meno tutto, vediamo cosa cambia sotto l’aspetto organizzativo.

Prima di tutto, il grande pregio delle nuove pagine Facebook sta nella grande immagine di copertina, che permette di dare alla pagina un’impronta molto personale e meno legata alla grafica asettica del social network. Qui ci si può veramente sbizzarrire, a patto di non contravvenire a determinate regole. Per esempio: non si possono aggiungere inviti ad un’azione, cioè non si possono scrivere frasi come “Cliccate mi piace”, “Diventate fan”, “Acquistate i prodotti”, ecc. Altra cosa: non devono esserci frecce che puntano al pulsante “Mi piace”. Trovate altre regole e indicazioni sul documento ufficiale sulle pagine Facebook (in inglese).

NOTA: Nell’immagine che vedete qui sopra, mi sono divertito ad aggirare queste regole con un bieco trucchetto (puntare al pulsante “Mi piace” senza indicarlo direttamente dall’immagine di copertina), ma si tratta di una piccola provocazione per sottolineare che certe regole sono piuttosto stupide proprio perché facilmente aggirabili.

Un altro vantaggio sta nella maggiore visibilità della descrizione dell’azienda e dei primi tre o quattro Tab, sotto alla copertina, che possono così lanciare brevissimi messaggi, anche graficamente, come per esempio un invito a cliccare e a visitare una certa pagina.

Proprio questi Tab , però, sono anche al centro di molte discussioni su vari gruppi dedicati all’argomento. Questi tab sono infatti spesso usati per indicare la cosiddetta Welcome Page, cioè la pagina alternativa a quella classica di Facebook che prima si poteva visualizzare direttamente cercando la nostra pagina aziendale. Per capirci: chi avesse digitato www.facebook.com/ConsulenzeWebMarketing, prima sarebbe stato reindirizzato ad una pagina graficamente composta in modo da invitare a cliccare su “Mi piace”, offrendo gratuitamente a chi l’avesse fatto alcuni documenti interessanti sul posizionamento sui motori di ricerca.

Questa pagina c’è ancora, ma per arrivarci bisogna cliccare sull’apposito Tab (nel mio caso, quello momentaneamente trasformato in freccina), oppure ci si può arrivare attraverso un link diretto presente su un sito web (per esempio: Diventa fan della mia pagina Facebook e potrai scaricare due documenti SEO).

Non è più possibile arrivarci direttamente, insomma, dalla ricerca all’interno dello stesso Facebook, o atterrando sulla pagina aziendale in seguito ad una ricerca su Google. Inoltre, cliccando Mi Piace non sarete reindirizzati direttamente alla pagina che offre i documenti da scaricare, ma sarete costretti a ricaricare la pagina! Non sono un cambiamenti drammatici, ma sono fastidiosi, bisogna saperlo ed organizzarsi.

Un vantaggio di questa nuova visualizzazione sarà invece avere a disposizione una intera pagina, larga circa 800 pixel, per inglobare in Facebook quello che ci pare. Anche, magari, il nostro intero sito web, o negozi on line più facilmente navigabili.

I box con i post, poi, non piacciono a tutti. A me sì. Sono più grandi e visibili e possono essere allargati a tutta pagina per meglio evidenziare quelli più importanti. I post pubblicati non direttamente dall’azienda, ma – per esempio – dai fan della pagina, vanno a finire in un altro box al di fuori della timeline. Sono meno evidenti e la partecipazione potrebbe essere dunque limitata. Però ora è possibile per un fan contattare direttamente l’azienda in privato, attraverso un apposito pulsante chiamato “Messaggio” (cosa che prima si poteva fare solo tra amici, cioà da un profilo personale all’altro).

Insomma, pregi e difetti si sommano nelle nuove pagine Facebook. Offrono maggiori possibilità di comunicazione e branding, ma possono sembrare più confuse e più istituzionali. Paradossalmente: meno “Social”.

Vedremo se e come si evolveranno. Per il momento, però, non stiamo a guardare. Cerchiamo di sfruttare al meglio le loro potenzialità. Altri cambiamenti – ne sono certo – non tarderanno.

Voi cosa ne pensate?

]]>
http://www.consulenzewebmarketing.it/pagine-facebook-la-pagina-aziendale-diventa-diario/1212/feed 1
Il posizionamento su Google migliora se l’autore del sito è su Google Plus.http://www.consulenzewebmarketing.it/il-posizionamento-su-google-migliora-se-lautore-del-sito-e-su-google-plus/1201 http://www.consulenzewebmarketing.it/il-posizionamento-su-google-migliora-se-lautore-del-sito-e-su-google-plus/1201#comments Sat, 11 Feb 2012 13:14:38 +0000 Marco Bortolotti http://www.consulenzewebmarketing.it/?p=1201 Google dà molta importanza agli iscritti a Google Plus e verificati come autori dei siti e dei blog.

Non sappiamo ancora se Google+ (o Google Plus), il social network di Google, avrà un grande successo dal punto di vista del coinvolgimento degli utenti. Facebook è ancora, e forse sarà sempre, IL social network utilizzato per incontrare virtualmente e dialogare con le persone che riteniamo interessanti.

Però Google sta utilizzando sempre più Google Plus nei risultati delle ricerche e, per le aziende che hanno qualche velleità di emergere tra questi risultati, essere presenti su Google Plus è sempre più importante.

Uno dei parametri a cui Google dà molta importanza è l’autore del contenuto (authorship).

Per Google, sapere che l’autore di un post è una persona reale, iscritta e verificata sul social network Google Plus, garantisce in qualche modo la qualità del contenuto di quel post. Naturalmente i contenuti scritti da un autore poco qualificato varranno meno di quelli scritti da un autore molto seguito. Si comincia dunque ad intuire come anche le nostre attività su Google Plus si ripercuotano sui risultati delle ricerche.

Per essere considerati autori di un contenuto (di un blog o di un sito web) occorre verificare ufficialmente la propria identità di autore. Questa verifica non è semplicissima e occorre qualche conoscenza tecnica: rimando al post “HOW TO IMPLEMENT REL=AUTHOR” per istruzioni dettagliate su come fare. Qui voglio solo evidenziare i vantaggi di questa verifica e le ripercussioni sui risultati delle ricerche di Google.

Guardate questa immagine:

Autore del sito e Google Plus

La ricerca è stata effettuata con Google.com (versione in inglese), quindi non è detto che i risultati della versione italiana già comprendano queste nuove informazioni. Ho evidenziato con le frecce i tre punti focali conseguenti alla verifica del sottoscritto come autore del blog ConsulenzeWebMarketing.it.

1. La fotografia dell’autore
La prima grande novità è la fotografia dell’autore. Questa proviene dall’immagine inserita in Google Plus al momento dell’iscrizione (o modificata successivamente). La presenza della fotografia dà immediatamente due vantaggi:
- Una maggiore visibilità del risultato nella pagina di Google
- Una maggiore autorevolezza al link indicato nella pagina

Anche se non conoscete l’autore personalmente, sapere che quell’articolo è stato inserito da una persona identificabile è sicuramente un valore aggiunto. Ovviamente potete usare immagini diverse dalla vostra foto, ma stiamo parlando di profili personali e il nome rimane il vostro. Un logo aziendale potrebbe essere quindi meno efficace.

2. Il nome dell’autore
Anche in questo caso l’autorevolezza del link viene sottolineato e, oltre a questo, cliccando sul nome si va direttamente al profilo Google Plus dell’autore (in questo caso Marco Bortolotti). Ovviamente, il profilo Google Plus dell’autore dovrà essere abbastanza interessante e attinente l’attività svolta.

3. Altri risultati dell’autore
Google indica inoltre altri risultati pertinenti l’autore del contenuto trovato. I vantaggi sono evidenti: chi clicca su questo link troverà altre pagine scritte dall’autore.

 

Questi sono gli elementi visibili, ma le conseguenze di una iscrizione a Google Plus e successiva verifica di una persona come autore di un sito o di un blog sono spesso meno evidenti e molto più importanti. Si ripercuotono, infatti, sul posizionamento del sito web. Google va sempre più in questa direzione. Per questo motivo sta cambiando la concezione delle attività SEO (l’ottimizzazione dei siti per i motori di ricerca): ormai, per emergere nei risultati del motore di ricerca, non è più sufficiente ottimizzare un sito web, ma è necessario ottimizzare il nostro profilo Google Plus.

Approfondirò ulteriormente l’argomento in prossimi articoli.

E voi avete già un profilo Google Plus? Vi siete verificati come autori dei vostri siti web? Avete notato qualche cambiamento nei risultati delle ricerche?

Contatta il tuo consulente web marketing

]]>
http://www.consulenzewebmarketing.it/il-posizionamento-su-google-migliora-se-lautore-del-sito-e-su-google-plus/1201/feed 5
Volunia: il motore di ricerca italiano che può fare la differenzahttp://www.consulenzewebmarketing.it/volunia-motore-di-ricerca-italiano/1182 http://www.consulenzewebmarketing.it/volunia-motore-di-ricerca-italiano/1182#comments Tue, 07 Feb 2012 21:42:00 +0000 Marco Bortolotti http://www.consulenzewebmarketing.it/?p=1182 Volunia è stato presentato ieri alla stampa e ha grandi potenzialità.

Volunia Motore di ricercaMassimo Marchiori è un professore con l’aria della brava persona. Ha vari meriti, ma il primo fra tutti è quello di avere inventato l’algoritmo, cioè il cuore (il “nucleo”) che sta alla base di Google. I creatori di Google non hanno scippato nulla: hanno chiesto a Marchiori se potevano usare il suo algoritmo per fare un po’ di esperimenti e, ottenuto il permesso, lo hanno utilizzato per creare il colosso di Mountain View.

Sono passati 18 anni da quella prima invenzione che – sviluppata da Page e Brin – avrebbe cambiato il mondo, e Massimo Marchiori è pronto per stupirci di nuovo con Volunia.

Prima di generare equivoci: non l’ho provato e non conosco nessuno che l’abbia fatto, visto che il motore di ricerca sta aprendo solo oggi le sue porte ai primi utenti di prova. Quello che scrivo qui si basa dunque sulla teleconferenza a cui ho assistito e sui video e gli articoli pubblici che ho potuto visionare.

Da qualche tempo, insieme ad un team di ricercatori di Padova, e grazie ad investimenti privati e della stessa Università padovana, il professore si è messo a sviluppare un nuovo motore di ricerca che avesse, fin dalle prime intenzioni, grossi elementi di novità: Volunia, appunto.

Quando uno come Marchiori afferma che sta sviluppando un nuovo sistema per cercare e utilizzare le informazioni sul web, c’è da credergli sulla parola, ma, sinceramente, una ricerca sul web… è una ricerca sul web. Come si può cercare diversamente?

E’ sempre Marchiori a rassicurarci: con Volunia la prima fase della ricerca non cambia: si inserisce una parola o una frase nel motore di ricerca e questo ci restituisce risultati più o meno attinenti. Quello che cambia, e molto, è la fase successiva alla nostra ricerca. Infatti, se Google, Bing, Yahoo e gli altri motori di ricerca, una volta forniti i risultati a cui siamo abituati, esauriscono il loro compito, Volunia continua ad accompagnarci offrendoci servizi aggiuntivi ed integrati con la nostra esperienza di navigazione anche al di fuori del motore stesso.

Farò solo un esempio, rimandandovi ai vari video riportati qui sotto per maggiori spiegazioni.

Quando cerchiamo su Google “Fiat Cinquecento”, Google ci propone molti indirizzi, tra i quali il sito della FIAT. Se clicchiamo sul link, abbandoniamo Google e finiamo sul sito Fiat.it, magari più precisamente sulla pagina dedicata alla Fiat Cinquecento. Fine del lavoro di Google.

Con Volunia, PRIMA di cliccare sul link che ci porta al sito della FIAT, possiamo dare un’occhiata ai contenuti del sito, divisi per argomenti, per tipologia di contenuti (es.: i video, i PDF da scaricare, ecc.), per immagini… e possiamo scegliere su quale pagina del sito FIAT vogliamo atterrare dopo avere scelto con precisione quello che ci interessa davvero.

Già questo – lo vedrete nei video – è piuttosto impressionante. Ma non è finita. Essendo Volunia un progetto nato e cresciuto parallelamente al successo dei social network, ha esso stesso caratteristiche social molto pronunciate. E qui sta la seconda grande, notevolissima, novità di Volunia.

Finora, per entrare in contatto con conoscenti e persone facenti parte di un social network, siamo abituati (e costretti) ad entrare DENTRO al sito del social network (per esempio: visitiamo il sito Facebook per incontrare virtualmente altri iscritti a Facebook). Con Volunia non è necessario. Possiamo trovare altri iscritti a Volunia mentre stiamo visitando altri siti web. Visitiamo il sito FIAT e troviamo una persona che lo sta visitando. Se lo desideriamo, cominciamo a fare quattro chiacchiere e magari ci colleghiamo a vicenda come “amici”. Il Social si sposta sui siti e le connessioni sociali si basano su interessi comuni (siamo nella stessa pagina del sito FIAT e dunque, forse, siamo entrambi interessati alla Cinquecento e cominciamo a parlarne).

E’ quasi come spostare il Social virtuale nella vita reale. Non più persone dentro ad un recinto (es.: Facebook) che si parlano tra loro, ma persone libere che viaggiano per il mondo (il Web) e si incontrano per caso, o dandosi appuntamenti per condividere un’esperienza.

Molto bello, molto innovativo. Geniale.

Prima di lasciarvi ai video sull’argomento, faccio l’unica osservazione negativa che mi è venuta in mente osservando le demo di Volunia e assistendo alla conferenza: la grafica è pessima! Il logo è ridicolo. La comunicazione è vecchia e sembra prodotta da appassionati di poco talento, più che da professionisti del settore. Se vi aspettate presentazioni alla Steve Jobs, rimarrete delusi (la musichetta, però, non è male). Ma Volunia è ancora agli inizi. Immagino (spero) che in un prossimo futuro verrà data la giusta importanza anche a questi aspetti.

<a href="http://www.linkedtube.com/gVD65gETmTk80eb8e05ee91431929eb11a1649dc9b2.htm">LinkedTube</a>

Altri video su Volunia cliccando qui

]]>
http://www.consulenzewebmarketing.it/volunia-motore-di-ricerca-italiano/1182/feed 2
Google Search Plus Your World: i risultati personalizzati di Googlehttp://www.consulenzewebmarketing.it/risultati-personalizzati-di-google/1165 http://www.consulenzewebmarketing.it/risultati-personalizzati-di-google/1165#comments Sat, 28 Jan 2012 22:41:56 +0000 Marco Bortolotti http://www.consulenzewebmarketing.it/?p=1165 Search +, o Search Plus, cambia radicalmente i risultati delle ricerche. Con conseguenze importanti sul SEO.

Si chiama, ufficialmente, Search Plus Your World. Ad oggi la novità non è ancora arrivata in Italia, ma se fate una prova di ricerca con Google.com, anziché Google.it, potreste trovarvi davanti una nuova pagina di Google, meno familiare del solito, con risultati completamente diversi da quelli presenti nella versione italiana.

I cambiamenti sono evidenti se state utilizzando Google da “loggati“, cioè avendo inserito il vostro indirizzo Gmail e la relativa password nell’area di accesso ai servizi del motore di ricerca dedicati agli iscritti (per esempio: la lettura della posta su Gmail, o la gestione di documenti di Google Documents).

Facciamo una prova.

Nell’immagine che segue mostro il risultato di una mia ricerca per la parola “SEO”

Ricerche Google Search Plus

Vediamo le novità, numerate dall’uno al sei.

1.
La prima novità consiste nell’indicazione del numero di risultati personali, cioè dei risultati che derivano direttamente dalle nostre connessioni (pagine che seguiamo, amici su Google Plus, indirizzi di posta della nostra rubrica Gmail, ecc.). Cliccando sul relativo link si visualizzeranno soltanto i risultati collegati ai nostri contatti.

2.
Di default i risultati visualizzati in Google sono un mix dei risultati personali e di quelli “tradizionali”, quelli, cioè, a cui siamo finora abituati. Possiamo visualizzare solo i risultati “tradizionali” di Google cliccando sull’icona del mappamondo. Teniamo presente, comunque, che Google ci mostra già da tempo risultati personalizzati, basati sui nostri comportamenti sul web. Con Search Plus Google sta andando oltre, prendendo i risultati direttamente dai nostri collegamenti sociali.

3.
Sulla destra, qualche volta, si troveranno risultati provenienti da Google Plus (profili personali e pagine), ritenuti da Google particolarmente attinenti ed importanti per la nostra ricerca. Essendo una posizione molto visibile, e dunque molto ambita, è chiaro che ora cercare di essere presenti su Google Plus, ed esserci nel modo corretto, diventa sempre più importante. Google, nella sua pagina Insight Search, dà alcuni consigli su come agire per avere qualche possibilità di comparire tra questi risultati in primo piano.

4.
L’omino blu indica che quel risultato della ricerca è direttamente collegato a noi (pagine che seguiamo, amici su Google Plus, indirizzi di posta della nostra rubrica Gmail, ecc.).

5.
Quando un risultato della ricerca indica una pagina della quale si può individuare l’autore – in quanto registrato su Google – esso viene indicato direttamente nel risultato.

6.
A volte Google ci indicherà che determinati risultati sono stati condivisi da persone con le quali siamo in contatto, visualizzando la piccola foto presa dal profilo di Google. In questo caso, la persona nella foto è il famoso Matt Cutts, responsabile delle ricerche di Google, che ho tra i miei contatti di Google Plus.

 

CONSIDERAZIONI VELOCI SU GOOGLE SEARCH PLUS YOUR WORLD

I risultati personali sono molto interessanti, e, naturalmente, sono stati sviluppati per cercare di migliorare i risultati delle ricerche implementandoli con suggerimenti provenienti dai nostri collegamenti sociali. Il concetto di base è quello della fiducia: considereremo più importante un risultato proveniente dai nostro contatti piuttosto che un risultato anonimo.

La perplessità consiste nel fatto che si rischia di restringere, anziché allargare, i nostri orizzonti. Cominceremo a visitare sempre gli stessi siti, e a fidarci sempre delle stesse persone. Non è necessariamente un male, ma… c’è qualcosa che non mi convince.

Per quanto riguarda il lavoro di posizionamento sui motori di ricerca, è evidente che cambierà tutto. Come prima cosa non avremo più modo di verificare il “vero” posizionamento di un sito sui motori, per il semplice motivo che, essendo tutti i risultati personalizzati, una posizione oggettiva non esisterà più. Il lavoro di un consulente di web marketing consisterà sempre più, dunque, nel consigliare procedure e strategie per utilizzare al meglio i social network, con particolare attenzione a Google Plus.

Cosa ne pensate?

Contatta il tuo consulente web marketing

]]>
http://www.consulenzewebmarketing.it/risultati-personalizzati-di-google/1165/feed 0
Google Analytics: nome host e visite SPAM.http://www.consulenzewebmarketing.it/google-analytics-nome-host-e-visite-spam/1156 http://www.consulenzewebmarketing.it/google-analytics-nome-host-e-visite-spam/1156#comments Sun, 15 Jan 2012 12:13:12 +0000 Marco Bortolotti http://www.consulenzewebmarketing.it/?p=1156 Report Nome Host di Google Analytics: cosa sono quei domini strani?

Mi chiedono spesso il significato di un dato spesso presente nelle statistiche di Google Analytics. Si chiama NOME HOST e si trova sotto la voce Tecnologia -> Rete del menù di Analytics (vedi immagine qui sotto).

Report Google Analytics Nome Host

Report Google Analytics Nome Host

Innanzitutto chiariamo un equivoco comune: in questo caso non si tratta di vere e proprie visite al nostro sito web, anche se così vengono denominate nella tabella. Il report indica semplicemente che il nostro codice Analytics è stato caricato da un determinato dominio. Questo spiega, dunque, perché la stragrande maggioranza delle cosiddette visite provengano dal nostro dominio: è naturale che i caricamenti del nostro codice Analytics avvengano sul nostro sito web. Quello che appare strano è che il nostro codice possa essere caricato (e quindi conteggiato come visita) anche su domini diversi dal nostro.

Per comprendere meglio, occorre sapere che il nostro codice Analytics è pubblico. Cioè: chiunque può verificare quale sia il numero che identifica il nostro account Google Analytics semplicemente visualizzando il codice sorgente della nostre pagina web.

Volete provare?
In questa pagina, cliccate con il pulsante destro su un punto qualsiasi e selezionate la voce “Visualizza sorgente pagina”, oppure “HTML” (a seconda del browser che state utilizzando). Si aprirà una pagina che apparirà incomprensibile a chi non abbia un po’ di dimestichezza con il linguaggio HTML con il quale si realizzano siti web. Ai fini della nostra prova (trovare il codice Analytics nella pagina) servirà solo effettuare una ricerca per la parola google-analytics.com all’interno della pagina di codice. Nei dintorni della parola analytics così trovata dovrebbe saltare agli occhi un codice che comincia con “UA-” seguito da vari numeri. Quello è il codice Analytics utilizzato per le statistiche di questo blog.

Chiunque, dunque, può prenderselo e inserirlo in una propria pagina web. Tutte le volte che quella pagina viene caricata, Google Analytics segnalerà quel caricamento come visita nel mio report Nome Host.

A volte questo codice viene caricato da domini diversi dal nostro senza che qualcuno lo copi e lo inserisca intenzionalmente su altre pagine (per esempio, nel caso delle pagine Cache di Google), ma non ne parliamo questa volta.

Tornando dunque all’esempio precedente, vi chiederete (giustamente) a quale scopo qualcuno dovrebbe inserire in una propria pagina web il codice Analytics di un altro.

Nell’immagine pubblicata in questo post, noterete che due visite (caricamenti) del codice di questo blog sono provenienti dal dominio rock.to/VeryProfitForex. Perché i titolari di quel sito hanno utilizzato il mio codice su una loro pagina?

Il motivo è più semplice e stupido di quanto si possa pensare: vogliono che quelli come noi e voi, che controllano le statistiche dei propri siti web, incuriositi da quello strano visitatore, ci clicchino sopra e visitino il sito in questione. Si tratta di SPAM.
Tutto qui: alimentano le visite ai loro siti web spargendo il loro dominio in tutte le statistiche degli altri siti.

Non pensate che ci sia un omino che, a mano, fa copia/incolla di tutti i codici Analytics del mondo. E’ sufficiente far girare un piccolo programma che genera codici coerenti con quelli di Analytics (UA- seguito da 8 cifre e -1 finale). Il programma incolla questo codice in una pagina, genera una visita e passa al codice successivo. Noi ci troviamo la visita nel nostro Report.

Dal punto di vista del web marketing, questo non serve praticamente a nulla. Ammettiamo anche che questi signori riescano a generare diecimila, o anche centomila, visite al loro sito: quanti dei visitatori diventeranno loro clienti? Nessuno.

Il problema (e lo scopo ultimo) è purtroppo, spesso, un altro: le pagine che visitiamo, incuriositi, potrebbero contenere malware o virus poco piacevoli. La cosa migliore da fare, dunque, è ignorare questi domini, evitando di visitarli.

Se queste visite dovessero essere tante da incidere significativamente sui report dei nostri siti web, si possono creare, in Google Analytics, dei filtri che non conteggiano queste visite particolari. Se davvero interessati, potete visitare questa pagina -> per filtrare le visite spam da Google Analytics. Ma il più delle volte, avendo compreso cosa sono quei domini particolari, non occorre proprio preoccuparsene.

Contatta il tuo consulente web marketing

]]>
http://www.consulenzewebmarketing.it/google-analytics-nome-host-e-visite-spam/1156/feed 0