A/B Testing con Google Analytics.

A/B Testing, testare una pagina web usando Google Analytics.La settimana scorsa, nel mio post intitolato Realizzare un sito internet con un HIPPO alle spalle, scherzavo su come affrontare gli HIPPO che vorrebbero il loro sito “un po’ più blu”. In realtà, quando si affronta un progetto di realizzazione di un sito internet, l’unico modo per sapere se qualcosa funzionerà oppure no è fare dei test. Vediamo come si possono facilmente organizzare grazie a Google Analytics.

A/B Testing: come provare l’efficacia di una pagina web usando Google Analytics.

Molto spesso mi trovo, nel mio lavoro, a dover affrontare progetti di restyling e posizionamento di siti internet. Oltre al lato estetico e al fatto che il sito non riesce a scalare i risultati dei motori di ricerca neppure cercando intere frasi tratte dalle sue pagine, il problema principale consiste, in molti casi, nel fatto che chi ha la ventura di atterrare sul sito in questione non FA le cose per le quali il sito era stato creato.

Per esempio: un sito e-commerce non vende, un sito che ha come scopo l’iscrizione ad un servizio non ottiene iscrizioni, un sito di presentazione di servizi non riceve contatti, e così via. Ma anche i siti che già vendono parecchio, o che ottengono molti iscritti o contatti, potrebbero fare meglio (si può sempre fare meglio!).

A volte per aumentare le vendite e i contatti – che chiameremo in generale conversioni – basta poco, a volte è più difficile. Le poche conversioni potrebbero dipendere, per esempio, da un modulo da compilare troppo lungo e complicato, o da una spiegazione poco chiara delle condizioni di vendita, o da un testo poco leggibile, o semplicemente da un colore sbagliato o da una distrazione di troppo presente nella pagina che dovrebbe portare alla conversione. Ma questo non si può sapere a priori. Certo, l’esperienza aiuta a farsi un’idea di massima fin dall’inizio dell’analisi di un sito web, ma il metodo migliore (l’unico) per verificare se le idee siano giuste o sbagliate è effettuare dei test.

Prenderò ad esempio la classica landing page, cioè la pagina che viene solitamente creata per accogliere le visite provenienti da una pubblicità su Google, Facebook, o altre piattaforme.

La landing page, tipicamente, ha lo scopo di invogliare chi vi atterra a compiere un’azione. Consideriamo, per il nostro esempio, l’iscrizione ad una newsletter. La nostra landing page avrà un testo che cercherà di invogliare il visitatore a scrivere il proprio indirizzo di posta per ricevere la suddetta newsletter. Magari conterrà una bella immagine rilassante, o vivace, o provocatoria… (dipende) e il carattere usato sarà grande e colorato, o piccolo ed elegante, o di grandezza media e neutrale… (dipende). Il testo potrà essere aggressivo, o tranquillo, o delicato… (dipende).

Avrete notato i fastidiosi “dipende” inseriti nel paragrafo precedente. Sono messi lì apposta per sottolineare che non possiamo sempre sapere quale stile sia il più appropriato per raggiungere lo scopo che ci siamo preposti. Naturalmente, come dicevo anche prima, ci saremo fatti un’idea e sappiamo che la landing page della Apple non dovrà somigliare ad un volantino di una pizzeria da asporto. Ma anche cogliendo fin dall’inizio lo spirito giusto dell’operazione, ci saranno sempre sfumature che potrebbero migliorare o peggiorare la raccolta dei dati. Un pulsante verde di INVIO del modulo potrebbe funzionare meglio o peggio di uno rosso. Come facciamo a saperlo se non provando?

Il metodo utilizzato in questi casi per effettuare le prove si chiama A/B testing (o multitesting, nel caso in cui venissero messe a confronto più di due pagine). Per il nostro esempio, il sistema funziona come illustrato nel seguente video.

Concludendo: i test ci aiutano a trovare la soluzione migliore tra due o più opzioni. E non è detto che il nostro amico HIPPO non avesse ragione a volere il suo sito “un po’ più blu”.

Voi avete mai utilizzato gli A/B test? Che risultati avete ottenuto?

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